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Uranio: morto parà Marica, primo risarcito

10 Marzo 2009, 23:47

ROMA - Era stato il primo in Italia ad ottenere da un tribunale un risarcimento di oltre mezzo milione di euro: è morto oggi Giambattista Marica, ex militare malato di tumore, forse perché contaminato dall’uranio impoverito. Lo ha annunciato Falco Accame, presidente dell’Anavafaf, associazione che da anni segue queste vicende. L’ex parà era ricoverato da circa un mese nell’ospedale Santa Chiara di Pisa: Marica si era ammalato di linfoma di Hodgkin dopo la missione in Somalia dove era stato per 8 mesi tra il ‘92 e il ‘93. (Agr)

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Posted in Uranio at Marzo 14th, 2009. 1 Comment.

Cara mamma, ti scrivo la presente…. Milano, li 20 febbraio 2009

Oggi compio 70 anni, e alle soglie di una vecchiaia precoce più nello spirito che nel corpo, dopo una vita spesa fra lavoro, lotte politiche e vane speranze, stanco e deluso, anche se non ancora vinto, guardo con molta amarezza questo mio passato facendo questa mattina un esame di questa mia esistenza e delle mie tante delusioni. Nato in terra straniera da genitori emigranti in periodo pre-bellico, sottoposto a regime collegiale fin dalla prima infanzia a seguito dei venti di guerra, rientrato in patria come profugo in età maggiorenne dopo l’espulsione di 30 mila italiani (mai risarciti), mi illudevo come un biblico errante di aver trovato finalmente la terra promessa, ma sbagliavo!

Ogni giorno mi bombardano bollettini di guerra a seguito di una marea di notizie in un crescendo di barbarie che mi aggrediscono dalla radio, dalla tv e dai giornali la più terribile delle quali ricevuta per via telefonica in piena notte che ha sconvolto la nostra vita con notti insonni e giorni vuoti chiedendoci: perchè è morto nostro figlio?E come se non bastasse, attraverso una valanga di mail che gruppi più o meno politicizzati inviano a profusione allo scopo di diffondere messaggi più o meno utili o più o meno interessanti, notizie sulle quali viene imposto dai midia un’inqualificabile “silenzio stampa”. Un rituale tam tam che ormai non interessa più nessuno dato che di questa guerra quotidiana ormai facciamo tutti parte integrante ed a cui non possiamo più sottrarci. E noi (io e mia moglie) che la guerra, pur ripudiandola, siam costretti a combatterla ogni giorno, troppo spesso ci tocca alzare bandiera bianca per non morire di rabbia e di ribrezzo.

A detto bene, anzi ha scritto bene un’amica lontana che conosco solo attraverso la corrispondenza telematica: Tutto ma proprio tutto quello che dobbiamo sapere ce lo dicono loro, sta a noi sceglierci la serata di approfondimento che ci aggrada, seguendo con benevola noia, come da tradizione, lo sceneggiato di turno o grazie a mamma Rai il Festival più amato dagli italiani; o alla non-concorrente Mediaset: con l’idiozia galattica del Grande Fratello. Nel grande baraccone mediatico c’è di tutto, ma non tutto.

- Sei  operai della Fiat Avio di Pomigliano d’Arco che protestano arrestati perché occupano la carreggiata dell’autostrada A1 della Nola - Villa Literno.

- Il cadavere dell’ennesima ragazza di 23 anni, trovato su un sentiero, semi carbonizzato.

- Trenta avvisi di garanzia, ai vertici e al personale medico dell’Istituto ortopedico Galeazzi di Milano, su presunti rimborsi gonfiati. Valvole cardiache difettose impiantati a pazienti ignari, ecc.

- Gruppi di facinorosi nel dopo partita distruggono treni, pullman o quanto gli capiti a tiro, e magari accoltellano il primo sfortunato di passaggio, ma qui la “Storia” è molto più complessa.

- Il caso Stasi-Poggi di Garlasco, quello di Meredith di Perugia, l’ossessivo caso Franzoni di Cogne di cui non ne possiamo proprio più.

- Gli stupri del “branco selvaggio” all’ordine del giorno; una violenza divenuta normalità come i giovani falciati da ubriachi al volante; lasciati immediatamente liberi da magistrati molto “tolleranti e magnanimi”, ce l’ho con loro è vero, con i magistrati troppo magnanimi, ma ce l’ho anche con quei gruppi fantapolitici che difendono i criminali, li giustificano e minimizzano sulle tante malefatte .

- Ma ciò che ha tenuto banco per mesi ed è stato all’attenzione internazionale il caso di Eluana Englaro, un caso umanitario strumentalizzato in caso politico con un bombardato quotidiano senza tregua e la minaccia di un Decreto Legge ad hoc per lei da farsi in soli tre (3) giorni e solo la Sua improvvisa morte forse ha salvato tutti noi dal disgusto quotidiano. E non è detto che sia finita.

- Che dire della corruzione e tangenti, la mafia, la ndrangheta, la droga, l’onnipresente massoneria di Gelli.

- Da Palermo quattro immigrati clandestini tentano il suicidio nel Centro di prima accoglienza di Lampedusa, (centro che verrà anche dato alle fiamme) per la paura del rimpatrio nella tormentata Africa con: il Burkina Faso pop. 13.730.258, il Ghana pop. 21.029.853, il Mali pop. 11340.480, la Costa d’Avorio pop. 18.150.000, la Nigeria pop. 148.092.542, il

Senegal pop. 10.285.000, il Marocco pop. 33.757.750, la Tunisia pop. 9.924.742, l’Egitto pop. 77.505.756, l’Etiopia 73.053.286, l’Eritrea 4.561.599, (dati Wikipedia).

800 milioni di fuggiaschi………., approderanno tutti in Italia?

- Ma non è finita, poi le guerre in M.O.: Afganistan, Iraq, Libano, la Palestina con Gaza e i gruppi che le sostengono o che le contestano; c’è anche l’Asia, i Rom, il Sudamerica ecc.

Ho sotto gli occhi un ritaglio di giornale del 8 febbraio 2009 che riporta l’ultimo decreto del nostro governo:

Il governo dà soldi agli immigrati e ai parenti in Africa

Il bonus famiglia fino a 1000 € anche agli extracomunitari che hanno lasciato in patria moglie, figli e genitori.  (negando come avviene ormai da tempo finanziamenti alle Forze dell’Ordine e ai nostri poveri pensionati) mah….

Di tutto ciò si riempiono giornali, se ne discute in tv (qualche volta anche in Parlamento), si formano i gruppi pro e contro, e si scende anche in piazza per ogni banalità; e pare che nel solito baraccone mediatico ci sia di tutto, ma proprio tutto! Ma allora di cosa mi lamento?

E’ a questa fatidica domanda che le risposte mi si affollano nella mente: con gli occhi della mente mi appare vivida l’immagine di nostro figlio in uniforme d’Alpino partito per una guerra che non c’è, e non più tornato come già successe a mio zio Carmelo disperso in Russia, allo zio di mia moglie Anselmo trucidato a Cefalonia, a mio fratello prigioniero in Nord-Africa, al papà di mia moglie che per l’intera vita fu al servizio fedele della Patria; allora monta la rabbia e il disgusto per un paese che mi ha tradito, che ci ha traditi tutti negandoci il rispetto, la dignità, la sicurezza e soprattutto la giustizia.

Mi lamento in primis della perdita costante e progressiva dei valori in cui sono cresciuto, i valori di una repubblica fondata sul lavoro come recita la Carta Costituzionale (27 dic. 1947), e sul rispetto della dignità umana, come recita la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (10 dic. 1948), in una società in declino e alla degenerazione non solo dei valori, ma anche della politica basata oggi sull’interesse personale, sull’indifferenza e sull’ipocrisia costante; ritrovandomi così con la peggior classe politica del dopoguerra. Classe politica formata oggi da una sinistra buonista pseudo-sociale e una destra severa pseudo-cattolica, e né una né l’altra soddisfano le esigenze dei cittadini elettori. Ha fatto bene Veltroni, anche se fuori tempo massimo si è ritirato; almeno spero!

Mi lamento di ciò di cui invece non si discute mai, specie in Parlamento: mi lamento delle migliaia di militari che sono morti e ancora muoiono in uniforme in tempo di pace come nostro figlio, a causa della mancanza di tutele e della mancanza di prevenzione nelle caserme da parte dello Stato, mi lamento della mancanza di giustizia e di dignità verso questi morti e verso le loro famiglie da sempre abbandonate a se stesse quando ciò accade, mi lamento della indifferenza che regna sovrana nel Parlamento, nel Senato della Repubblica e nel Palazzo del Governo italiano; se per Eluana come avean promesso impiegare soli tre giorni per un decreto legge era cosa semplice, allora mi chiedo: perché per noi, familiari di “militari di leva e di carriera” morti in servizio in tempo di pace, non sono bastati 30 anni 30 di una impari lotta fra noi e “loro” per far “partorire” un decreto legge come si conviene in un paese civile, che restituisca dignità e giustizia a questi nostri figli morti per lo Stato in tempo di pace?

Militari morti di cui nessuno parla mai, uomini, spesso solo ragazzi, necessari per garantire la pace e la libertà nel nostro paese e fuori, morti sicuramente scomodi perché morti in tempo di pace, perciò “morti invisibili” di cui il nostro Paese spero si vergogni; almeno dovrebbe.

Eppure come già detto, il prezzo di questa nostra democrazia, di questa nostra libertà e di questo nostro benessere lo abbiamo pagato con il sangue dei nostri cari come il fante Carmelo, il fante Anselmo, il Serg. Magg. Salvatore, il M.llo C. Roberto, fino al nostro unico figlio l’alpino Roberto di a. 19 ultimo delle genia, vittima del dovere caduto in tempo di pace per la negligenza dei vertici militari, l’indifferenza e complicità dello Stato italiano.

Mi lamento perché da tutto ciò emerge la grande ipocrisia di un’Italia che non c’è più; un’Italia del “buonismo” a tutti i costi e della troppa tolleranza, dei segreti di Stato e dei tanti misteri d’Italia irrisolti …….., nonché degli italiani che non ci sono più.

Mi lamento, ed è questa la goccia che fa traboccare il vaso, perché in 10 lunghi anni, noi non siamo riusciti a far aprire nemmeno un’inchiesta sulle misteriose cause della morte del nostro unico figlio soldato di leva obbligatoria ucciso dallo Stato assieme a tre suoi commilitoni!

Mi lamento perché avendo tentato in un estremo e provocatorio gesto di ottenere giustizia per nostro figlio nel 10° anniversario della Sua scomparsa, di restituire al Capo dello Stato quella bandiera che ipocritamente stesero sulla Sua bara dopo averLo vilipeso e oltraggiato, ma al pari di pericolosi terroristi fummo accolti e fronteggiati da decine di agenti in assetto anti-sommossa che ci impedirono persino di avvicinarci alla Piazza del Quirinale, e in quell’occasione le centinaia di richieste di solidarietà inviate via mail a mezzo paese, risultarono inutili; nessuno venne a sostenerci lasciandoci ancora una volta a combattere da soli contro la piovra dai mille tentacoli che si chiama Stato Padrone.

Mi lamento infine per essere sopravvissuto a nostro figlio, mi lamento e mi rammarico per aver assistito e vissuto tutto ciò, e di conseguenza, vergognandomi non poco di essere italiano, è ovvio che d’ora in poi rifiuterò il voto considerandomi apolide.

Quale è la differenza fra una vita umana e un’altra per il questo paese e per i nostri politici?

Perché tanta indifferenza da parte della magistratura, della politica in genere, e del silenzio omertoso del  Capo dello Stato?

Cosa si nasconde dietro la facciata dei palazzi della politica? Quali e quanti segreti? Quali e quanti intrighi, ma soprattutto quanta indifferenza?!

Non posso certo ignorare o dimenticare che anche mio figlio è morto, ed è morto per servire lo Stato, ma ignorato dallo Stato; era bravo, bello e buono, e ma nessuno ha acceso un lumino o fatto manifestazioni, nessuna medaglia gli è stata data, nemmeno alla memoria; è rimasto per sempre il milite ignorato.

Passerò le prime ore del mattino inviando questa ultima lettera consapevole che non importerà a nessuno, dopodichè oggi mi cancellerò dalle liste di tutti i gruppi, si sono rilevati inutili, stupidi e ipocriti, troppo occupati a discutere per sanare i mali del mondo hanno perso di vista non solo il vicino, ma anche gli innumerevoli problemi di questo paese che nel frattempo precipita paurosamente verso il baratro quarto-mondista e per dirla tutta, tanta nullità e tanta idiozia fatta solo di paroloni ha influito molto su di me trasformandomi in un convinto razzista; un razzista universale. Non si tratta di colori, di religioni o di culture, ne di paralleli o meridiani: odio proprio tutta la razza umana.

Mi resta solo l’amore e il rispetto per le razze animali e in occasione dei miei 70 anni, chissà, forse adotterò un trovatello meticcio a quattro zampe; unico vero e sensibile essere vivente.

Senza rimpianti e senza chiedere scusa a nessuno,Tuo figlio,

angelo garro

A.A.A. a riprova di quanto scritto sulla indifferenza dei nostri politici di qualsiasi gruppo politico o di quale sesso essi siano, centinaia di invii di mail (come dimostra la seguente del 25 gennaio c.a. inviata singolarmente ai 43 componenti la Commissione Difesa della Camera dei Deputati) + una Raccomandata al Presidente e di altre innumerevoli lettere Raccomandate con Ricevuta di Ritorno (e non menziono i costi a mio carico di pensionato) inviate in questi dieci anni dalla morte di nostro figlio militare in servizio di leva obbligatoria; lettere inviate inutilmente anche al Capo dello Stato; nessuno risponde mai, ma proprio mai, forse perche siamo considerati come “merda di cane” e non come esseri umani e cittadini di questo Stato, tanto che mi verrebbe da inviare a livello Europeo il seguente annuncio economico:
A.A.A… cercasi politici onesti e sensibili con un briciolo di cuore. Ciò perchè in Italia questa merce non esiste.
Elenco degli indifferenti (Componenti la Commissione Difesa della Camera dei Deputati):
Presidente: CIRIELLI Edmondo ( POPOLO DELLA LIBERTA’ ) cirielli_e@camera.it; + R.R.
Vice Presidenti: GAROFANI Francesco Saverio ( PARTITO DEMOCRATICO ) garofani_f@camera.it;

PIROVANO Ettore ( LEGA NORD PADANIA pirovano_e@camera.it

Segretari: MOGHERINI REBESANI Federica ( PARTITO DEMOCRATICO ) mogherini_f@camera.it
TANONI Italo ( POPOLO DELLA LIBERTA’ ) tanoni_i@camera.it

Altri Membri (n° 40 + 5 = 44 totale) Risposte = Nessuna

(1) in sostituzione del sottosegretario di stato CROSETTO Guido
(2) in sostituzione del sottosegretario di stato COSSIGA Giuseppe

E-mail inviata singolarmente ad ogni Deputato; risultato: nessuna risposta!


da: Angelo Garro
Via Castel Morrone, 5 - 20129 Milano
TelFax: 02.7389527 Cell: 338.9351886

www.alpinorobertogarro.it

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Posted in 2009, Istanze at Febbraio 25th, 2009. No Comments.

CO.GE.MIL.

COMITATO GENITORI DI MILITARI

CADUTI IN SERVIZIO VITTIME DEL DOVERE

Tel/Fax 02.7389527 Cell. 338.9351886

E-mail: cogemil.caduti@tiscali.it

Via Castel Morrone 5 - 20129 Milano

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Milano, 26 gennaio 2009

Al Ministro della Difesa

On. Ignazio La Russa Fax 06.4866721

Al Pres. della Comm. Difesa della Camera

On. Edmondo Cirielli Fax 06.67605711

Ai componenti la Commissione Difesa

della Camera dei Deputati.

Oggetto: Militari “vittime del dovere” e “vittime del servizio” caduti in tempo di pace.

Onorevoli Signori,

facendo seguito alla nostra precedente R.R. (in allegato) datata 28 luglio 2008 in cui si chiedeva un incontro con i massimi esponenti politici della Difesa fra cui: il Presidente della Commissione Difesa della Camera, il Presidente della Commissione Difesa del Senato, il Ministro della Difesa e altri, considerato che da allora nessuna risposta in merito ci è pervenuta, rinnoviamo con la presente la medesima richiesta con le medesime motivazioni: Modifiche al DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 7 luglio 2006 n. 243 - Regolamento concernente termini e modalità di corresponsione delle provvidenze alle vittime del dovere ed ai soggetti equiparati, ai fini della progressiva estensione dei benefici già previsti in favore delle vittime della criminalità e del terrorismo, a norma dell’articolo 1, comma 565, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 e successive modifiche (così come già avvenuto per alcuni casi di “vittime” dell’uranio impoverito; e ciò in considerazione al fatto che Esse sono tutte Vittime del Dovere cadute in tempo di pace per garantire la pace, in Italia e all’Estero, nonostante le postille e i cavilli che ne differenziano i casi.

E ciò in considerazione al fatto che già in Senato giacciono due “progetti di legge” a nome dei Senatori Ramponi PdL e Pinotti PD aventi lo stesso obiettivo.

Considerato il perdurare di una intollerabile discriminazione fra i caduti in “missioni all’estero ben retribuite” considerati oggi caduti di serie “A” e i nostri figli soldati di leva da sempre considerati solo come “carne da cannone” e non come “vittime del dovere” quindi caduti di serie “Z”; considerato che solo alcuni di questi ultimi hanno usufruito del discutibile risarcimento legato alla legge 3 giugno 1981 n. 308 (50 milioni di vecchie lire, pari a 25.000 € circa) ed altri nemmeno quelle, allo scopo di rendere più equa giustizia per tutti, chiediamo ancora una volta un incontro con la Commissione Difesa della Camera onde riprendere in esame la suddetta Proposta di Legge e il D.P.R. 07/07/2006 n.243, per apportare le opportune modifiche alla legge e ad una rivalutazione più equa della suddetta cifra.

In attesa di una gradita risposta che ci sembra doverosa, inviamo cordiali saluti.

x il Comitato Genitori di Militari caduti in servizio

Angelo Garro e Anna Cremona


Donne palestinesi.jpg

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Posted in 2009, Istanze at Febbraio 25th, 2009. No Comments.
Onore ai militari italiani caduti in missione PDF Stampa E-mail
29 gennaio 2009
Imagedi Nicola Facciolini
Occorre riconoscere la Medaglia d’oro al valore militare a quanti, indossando una divisa, hanno sacrificato la propria vita per la Patria e per la Pace, siano essi caduti a Nassirya siano essi caduti perché contaminati da uranio impoverito nelle missioni in Bosnia, Kosovo o Iraq siano essi caduti in qualsiasi altro teatro operativo del mondo. Questi nostri militari e le loro famiglie incarnano in loro l’alto valore della Patria e della Pace: sono un esempio di coraggio, abnegazione e solidarietà. La Medaglia d’oro al valor militare ai questi nostri caduti trova anche fondamento nella sofferenza che i nostri reduci hanno patito con le loro coraggiose famiglie. Siamo convinti che il Parlamento saprà stare più vicino alle famiglie dei tanti militari caduti e feriti per la libertà e la pacificazione dei popoli, chiaramente predisponendo tutti quegli strumenti utili affinché simili tragedie non abbiano mai più a ripetersi. I nostri militari meritano mezzi, strumenti e sistemi di sicurezza sul teatro operativo, di natura attiva e passiva, degni dell’Alleanza Atlantica (Nato) alla quale apparteniamo, degni, tra pari, dell’amicizia e dell’alleanza con gli Stati Uniti d’America e delle conoscenze scientifiche e tecnologiche in nostro possesso nel XXI° Secolo.
La vicinanza del Governo ai familiari dei militari colpiti da patologie dovute all’esposizione all’uranio impoverito, deve materializzarsi necessariamente sia nella giusta e pronta elargizione economica dovuta alle vittime del dovere sia nella divulgazione, attraverso mirate campagne ed iniziative culturali e sociali sul territorio, della drammatica realtà vissuta da questi nostri militari sul teatro operativo e, da reduci, in Italia. La loro memoria ci appartiene.
Il silenzio della politica non è contemplato, non può essere giustificato. Gli Italiani hanno il diritto di sapere “come” offrono i loro figli alla Patria. E questa non è retorica ma un’iniziativa politica concreta, mirata e seria, di vicinanza al dramma che colpisce, ancora oggi, alcuni nostri reduci. Non dimentichiamo, infatti, che i militari ammalatisi o deceduti a causa dell’uranio impoverito utilizzato nelle missioni in Bosnia, Kosovo o Iraq, invocano giustizia e verità. Sul numero delle vittime l’incertezza è ancora totale. Per questo auspichiamo la istituzione di una nuova specifica Commissione Parlamentare d’Inchiesta, per questo la giornata del 12 novembre diventi in forma stabile una giornata per ricordare tutti i Caduti per la Pace. Quello che ci chiedono i famigliari è di non dimenticare il sacrificio dei loro congiunti, il loro modo di servire la Patria: crediamo sia una bella occasione per dare agli Italiani la consapevolezza di quanto profondo sia il legame tra i valori delle Forze Armate e della Pace.
Il ricordo dei nostri giovani eroi e figli valorosi dell’Italia sarà sempre vivo in ciascuno di noi come un dolore condiviso ma anche intimo e personale. L’Italia non ha dimenticato e non dimenticherà mai i suoi martiri per la Pace. Questi tragici eventi possano rappresentare un momento storico di passaggio verso la piena consapevolezza e la ripresa del sentimento nazionale oltre che del rinsaldato legame tra il popolo e le Forze Armate.
La Città di Teramo può offrire il suo contributo, tornando ad ospitare gli Alpini che i Teramani hanno sempre avuto nel cuore, visto e considerato il piano strategico Nato di rafforzamento della difesa nel settore mediterraneo.http://www.abruzzoliberale.it/index.php?option=com_content&task=view&id=5885&Itemid=34

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Posted in 2009, Rassegna stampa, Uranio at Gennaio 29th, 2009. No Comments.

http://www.corriere.it/ 12/01/2009

il consulente tecnico ha affermato l’esistenza di un nesso di causalità

Uranio impoverito, governo condannato
a pagare risarcimento di mezzo milione

Sentenza di un tribunale di Firenze a favore di un ex militare malato di tumore dopo una missione in Somalia

- Maxi risarcimento per un ex militare italiano malato di tumore per presunta contaminazione da uranio impoverito: lo ha deciso il tribunale di Firenze che ha condannato il ministero della Difesa a un risarcimento di oltre mezzo milione di euro, per la precisione 545.061, nei confronti di Gianbattista Marica, ammalatosi di tumore durante la missione ‘Ibis’ in Somalia, dove era stato per otto mesi, dal dicembre 1992 al luglio ‘93, come paracadutista di leva.

NESSO DI CAUSALITÀ - La sentenza è stata diffusa da Falco Accame, presidente dell’Anavafaf, un’associazione che assiste le vittime arruolate nelle Forze armate, cui lo stesso Marica si era rivolto nel 2001 per rendere pubblico il suo caso. Nel provvedimento giudiziario, datato 17 dicembre 2008, viene riportato il parere di un consulente tecnico che afferma l’esistenza di un nesso di causalità tra il Linfoma di Hodgkin (la malattia riportata dal militare, ora in fase di «remissione definitiva») e l’esposizione all’uranio impoverito. Ad avviso dell’esperto designato dal tribunale, le conclusioni dell’indagine scientifica compiuta dalla Commissione Mandelli, secondo cui tale nesso non può essere accertato, «sono destituite di fondamento per l’erronea procedura di ricerca utilizzata». Il tribunale ha dunque condannato il ministero della Difesa per non aver disposto l’adozione di adeguate misure protettive per i partecipanti alla missione in Somalia, nonostante fosse «sotto gli occhi dell’opinione pubblica internazionale - si legge nella sentenza - la pericolosità specifica di quel teatro di guerra, sotto il profilo eziopatogenetico che qui interessa, e nonostante l’adozione da parte di altri contingenti di misure di prevenzione particolari». Secondo i giudici, «al di là delle raccomandazioni che erano o dovevano essere note al ministero, il fatto che ai militari americani fosse imposta l’adozione di particolari protezioni, anche in mancanza di ulteriori conoscenze, doveva allertare le autorità italiane».

CAUTELE IGNORATE - C’è stato dunque «un atteggiamento non ispirato ai principi di cautela e responsabilità da parte del ministero della Difesa, consistito nell’aver ignorato le informazioni in suo possesso, già da lungo tempo, circa la presenza di uranio impoverito nelle aree interessate dalla missione e i pericoli per la salute dei soldati collegati all’utilizzo di tale metallo; nel non aver impiegato tutte le misure necessarie per tutelare la salute dei propri militari e nell’aver ignorato le cautele adottate da altri Paesi impegnati nella stessa missione, nonostante l’adozione di tali misure di prevenzione fosse stata più volte segnalata dai militari italiani». «Marica denunciò subito il fatto che i militari Usa in Somalia, anche a 40 gradi all’ombra, operavano con tute, maschere, guanti e occhiali, mentre i soldati italiani erano in calzoncini corti e canottiera» afferma Accame, che parla di sentenza storica e ricorda che «i reparti italiani non seppero del pericolo che il 22 novembre 1999, quando apparvero le norme di protezione destinate ai militari nei Balcani». Sul numero delle vittime, sottolinea Accame, l’incertezza è ancora totale: si oscilla, a seconda delle rilevazioni, tra i 77 e i 160 morti, e tra i 312 e i 2.500 malati.

12 gennaio 2009

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Posted in Rassegna stampa, Uranio at Gennaio 13th, 2009. 3 Comments.

RISARCIMENTI A MILITARI CADUTI IN SERVIZIO

Sarà stato un colpo di fortuna, oppure lassù Qualcuno mi guida…., dopo innumerevoli lettere con richieste di incontro inviate in modo ufficiale ad esponenti delle Istituzioni senza ottenere alcun riscontro, domenica 5 ottobre al Palalido di Milano dove era in corso la “Festa della libertà” in maniera del tutto fortuita avemmo un incontro/scontro con il Ministro della Difesa On. Ignazio Larussa.

Scontro in quanto la Sua presenza era dovuta a ben altre incombenze e la nostra pretesa di discutere con Lui dei nostri figli morti in servizio non era certamente in programma e il luogo non conforme, ma dopo un primo scontro verbale (dovuto più alle nostre e forse anche Sue esasperazioni) è tornato il sereno che ci ha permesso di esternare quelle aspettative che da anni giacciono inevase nei meandri del Parlamento e che riguardano i tanti giovani morti o menomati nell’ambito del servizio militare reso alla Patria.

Quella legge risarcitoria in caso di morte per Causa di Servizio che da anni sia noi come Comitato di Genitori di Militari caduti in tempo di pace (CoGeMil) di Milano che altre associazioni come l’ANAVAFAF di Roma da anni si chiede che vengano approvate dal nostro Parlamento.

A questo punto la risposta del Ministro è stata sollecita e produttiva interessandosi in positivo immediatamente, tanto che solo quattro giorni dopo fummo ricevuti in forma privata presso la Commissione Difesa della Camera dei Deputati a Roma dove l’attuale Presidente On. Edmondo Cirielli dopo aver ascoltato attentamente le nostre richieste atte a riconoscere lo status di “Vittime del dovere” a tutti quei militari da sempre esclusi da ogni risarcimento così come è avvenuto per le cosiddette vittime dell’uranio impoverito grazie ad una serie di emendamenti apportati al DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 7 luglio 2006 n. 243

(pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 183 dell’8 agosto 2006) nonché aver ricevuto dalle nostre mani la dovuta documentazione, si ripromette di studiare a fondo la questione e di comunicarci quanto sarà possibile fare a tal proposito.

ULTIM’ORA: tra le località di Lisles-en-Barrois e Vaubécourt, nella regione Lorena vicino a Strasburgo, giovedì 23 ottobre u.s. un elicottero militare cade provocando la morte di otto militari italiani.

A Loro e alle Loro famiglie va il nostro commosso cordoglio; e la nostra battaglia è anche a favore di questi familiari.

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Posted in 2008 at Novembre 7th, 2008. No Comments.

Restituisce la bandiera italiana al presidente

ritratto di vescovo

COMITATO GENITORI DI MILITARI CADUTI IN SERVIZIO

Tel/Fax 02.7389527 Cell. 338.9351886

E-mail: cogemil.caduti@tiscali.it

Via Castel Morrone 5 - 20129 Milano

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Comunicato Stampa

Mercoledì 4 giugno 2008

Sit-in presso il Quirinale (Residenza del Capo dello Stato) dalle ore 08.00 alle 18.00,

(emarginati nell’angolo di Via XXIV Maggio con Via del Mazzarino)

per protestare contro l’indifferenza dello Stato

contro l’arroganza delle Forze Armate

contro il Segreto di Stato, il Segreto Militare, il Riservato

e contro l’insensibilità dei Governi di centrodestra e di centrosinistra,

verso i cittadini deboli ed umili continuamente vessati dallo Stato.

Per tutte le ragioni che seguono,

Restituiremo la Bandiera

che servì a nascondere vilipendio e oltraggio alla salma di nostro figlio,

soldato di leva negli alpini, morto misteriosamente in servizio

a seguito di “scoppio” rimasto oscuro, forse grazie al

“Segreto di Stato” o al “Segreto Militare” o al “Riservato”.

—- Giugno 1998 - Giugno 2008 —-

Non sono bastati 10 anni e non sono serviti decine di appelli

alla Presidenza della Repubblica, al Ministero della Difesa,

al Ministero della Giustizia, al Consiglio Superiore della Magistratura,

affinché si aprisse una inchiesta che facesse luce su questa strage

che ha portato alla morte ben quattro militari di leva

forse vittime di terrorismo nostrano:

Alpino: Roberto Garro a. 19

Alpino: Andrea Cordori a. 20

Alpino : Mirco Bergonzini a. 21

Alpino: Giovanni lombardo a. 22

/———————o–o–o—O–O—(_)—O–O—o–o–o———————\

I NOSTRI FIGLI SONO ESSERI UMANI E NON CARNE DA CANNONE!

Restituiremo anche i Certificati Elettorali.

Poiché non c’è in Italia nessuna giustizia per le vittime del dovere,

consideriamo quindi che: dove non c’è giustizia non c’è libertà,

dove non c’è libertà non c’è democrazia

e dove non c’è democrazia:

per protesta rinunciamo per sempre al voto!

mamma Anna e papà Angelo Garro

contro tutte le guerre, tutti i soprusi, tutte le mafie.

è facoltativa la partecipazione di cittadini solidali

Scrivete scrivete scrivete…

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Posted in 2008 at Novembre 4th, 2008. No Comments.

4 GIUGNO 2008 I genitori di Roberto Garro protestano
Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Piazza del Quirinale 00187 Roma

Oggetto: Nel 10° anniversario “Riprendetevi la vostra bandiera”

Signor Presidente della Repubblica,

chi le scrive ancora una volta, come già scrittoLe nella precedente inviataLe (e ricevuta in data 31 marzo u.s. come da R.R.), sono i genitori di un soldato che fu soldato di questa Repubblica. Un soldato di leva obbligatoria, che seppur morto in servizio non ha ricevuto nessuna medaglia, nessun encomio, e soprattutto nessun rispetto. Morto di morte violenta mai chiarita a 19 anni, in tempo di pace, fu oltraggiato e vilipeso dopo morto.

Da dieci anni (9 giugno 1998 - 9 giugno 2008), tentando inutilmente di ottenere giustizia con l’apertura di una inchiesta che facesse luce sulla Sua morte avvenuta in compagnia di altri tre Suoi commilitoni, morte rimasta misteriosa, e aggravata dal Suo vilipendio dopo morto, la magistratura senza mai aprire un’inchiesta, archivia sempre molto velocemente ogni nostro Esposto/Denuncia con motivazioni vergognose e offensive.

Da dieci anni e innumerevoli appelli inviati prima all’ex Presidente della Repubblica O. L. Scalfaro, in seguito all’ex Presidente della Repubblica C. A. Ciampi ed infine anche a Lei Signor Presidente Napolitano, purtroppo tutti inascoltati e ignorati; tanto da spingerci ad una grave, ma inevitabile considerazione e decisione: questa patria non ci ama, non ha mai amato il soldato Alpino Roberto Garro “soldato, fra i soldati senza diritti”, non ama i propri cittadini, una patria che non ama i “soldati” che ha già tradito: come il Prefetto Mario Mori, il Capitano “Ultimo”, il Maresciallo “Arciere” e molti altri eroi gettati nel fango; che vergogna!

La gente si meraviglia di come lo Stato possa abbandonare i suoi Fedeli Servitori, e ciò, perché non sa (e la Stampa ne è complice), che lo Stato fa sempre così; sempre abbandona i Fedeli Servitori anche se Essi in nome dello Stato muoiono: soldati usa e getta.

Questo comportamento per noi non può più essere tollerato, un paese e una classe politica che non rispetta, anzi calpesta la dignità dei suoi cittadini, dei suoi soldati, dei suoi morti, non merita il rispetto da chicchessia; quindi cadono tutti i presupposti che fanno di noi cittadini delle donne e degli uomini rispettosi delle gerarchie politiche che guidano il paese nonché di quelle religiose che ne guidano le coscienze, considerato che questo Dio che tutti invochiamo, guarda sempre da un’altra parte anziché fulminare i perfidi, gli ignobili, gli infami.

A seguito di tanta amarezza, di tanta delusione e perché no, tanta rabbia maturata e cresciuta in questi dieci anni di inutili suppliche e di inutili ricorsi in cerca di una giustizia inesistente, ma che può sicuramente essere comprata se fossimo ricchi, sentendoci ignorati e abbandonati dallo Stato, siamo giunti alla decisione, e la preghiamo questa volta di ascoltarci, di accettare in restituzione quella bandiera che ci fu consegnata dallo Stato Italiano dopo che Esso l’ha usata a mò di sipario sulla Sua bara solo per coprire vergogne e nefandezze celate al suo interno.

La preghiamo per un’ultima volta Signor Presidente della Repubblica, di accettare in restituzione questa bandiera ormai divenuta per noi, un inutile drappo malamente usata dagli stessi appartenenti degli apparati dello Stato. Bandiera che non unisce affatto gli italiani (tranne che nelle partite di calcio), ma crea ancora una volta gravi differenze in un popolo non più sovrano, sottoposto a discriminazioni, silenzi e vergogne.

Nell’imminenza del prossimo 9 giugno, 10° anniversario di questa morte infame, ed infamante per questo paese, La preghiamo di accettarla immantinente unitamente al nostro Certificato Elettorale, non considerandoci più parte integrante dell’elettorato di questo paese di cui ci vergogniamo, evitando così di costringerci ad assumere nei Loro confronti un ulteriore e ben più grave oltraggio. (il cui prezzo pagheremo responsabilmente).

Pertanto confidiamo nella Sua comprensione e disponibilità affinché disponga le misure idonee per questo nostro doveroso gesto nel rispetto della memoria di nostro figlio, che avverrà presso la Sua residenza al Quirinale in Roma il prossimo mercoledì 4 giugno 2008 (appena dopo la festa della Repubblica e delle Forze Armate) dalle ore 08.00 in avanti.

Anna Cremona e Angelo Garro

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Posted in 2008 at Novembre 4th, 2008. No Comments.

Piccola relazione di un inutile giorno passato “nei pressi” del Quirinale.

La giornata si presentava splendida contrariamente a quanto avveniva da giorni e come ha poi proseguito il giorno seguente; il cielo limpido e un caldo sole preannunciava una giornata favorevole.

Favorevole a svolgere quella giornata di protesta nei pressi della residenza che fu dei Papi e dei Re a Roma, oggi occupata da colui che a sua detta doveva essere il Presidente di tutti gli italiani in una Repubblica di cui non sappiamo più se è la 2°, la 3° o addirittura delle banane.

Si perché subito dopo il discorso d’insediamento, Egli come già tutti i Suoi predecessori si dimentica di esser lì a rappresentare tutto il popolo italiano; dimentica che Essi, i Presidenti, sono li al nostro servizio.

Avevamo preparato questa manifestazione da giorni, anzi da mesi; da quando ci eravamo resi conto che dopo dieci anni di indifferenza istituzionale, oramai non avremmo più ottenuto quella giustizia che noi, e tutti i cittadini si aspettano in un Paese libero, civile, democratico.

Così non è; in questo Paese la giustizia è una chimera, e la mala- giustizia si è istituzionalizzata.

E non siamo i soli ad averlo constatato.

Nel decimo anniversario della morte del nostro unico figlio deceduto in circostanze mai chiarite, né dalla magistratura militare, né da quella civile, causa probabile di quel “Segreto di Stato” usato e abusato in storie di caserme, e che incombe anche su questa morte avvenuta in Friuli il 9 giugno 1998 in compagnia di altri tre commilitoni, non essendo nell’arco di dieci anni riusciti a smuovere il muro di omertà e di depistaggi e mettere la parola fine su questa strage di giovani militari di leva obbligatori, nonostante le centinaia di appelli inviati ai maggiori esponenti della vita politica italiana, centinaia lettere ai mass-media per ottenere una “scrollata” su questa storia, decine di viaggi da Milano a Roma centro del “potere” non solo politico.

Stanchi e delusi in un Paese che non consideriamo più il “nostro”, noi, genitori di questo soldato tradito dallo Stato, ignorato dalla “società civile” abbandonato anche da tutti quei “buonisti” che ogni giorno si mobilitano per tutte quelle cause lontane dalla nostra civiltà dal nostro costume, dalla nostra ideologia; abbiamo deciso, come atto di protesta di recarci ancora una volta a Roma presso la residenza del Capo dello Stato, per restituire se non nelle “sue proprie mani”, almeno nelle mani di un “incaricato”, quella Bandiera che impropriamente qualche vile aveva steso sulla bara di nostro figlio, forse nel tentativo di nascondere le vergogne celate al suo interno, avendo essi, i militari, gettato nella suddetta bara nostro figlio, dopo averlo spogliato totalmente, ancora totalmente nudo, sporco (di sangue e sabbia) e scomposto; alla stregua di un vero “cane rognoso”.

Ebbene la sorpresa nostra nel presentarci sul luogo pre-indicato dalla regolare “autorizzazione” rilasciata dalla Questura di Roma, scoprire che trattasi di un tratto della “salitella” di Via XXIV Maggio che porta al Quirinale e l’angolo di Via Mazzarino, tratto di strada, per chi non è romano, trovasi a circa 150/200 metri lontani dalla stessa piazza del Quirinale, celata agli occhi nostri e di chi dal Quirinale volesse “spiare” la nostra manifestazione, un tratto di strada priva del passaggio pedonale a noi necessario, quindi impediti di svolgere un normale volantinaggio per spiegare le ragioni della nostra presenza, un tratto completamente in salita (infatti viene definito quello del Quirinale, il Colle più alto) in cui le auto devono necessariamente accelerare per poter arrancare verso l’alto, fra rumore infernale è smog in eccesso, impedendoci in tal modo la possibilità di usare il megafono per spikerare le nostre ragioni.

Ma il paradosso è stato che: essendo noi lì, genitori di militari, di poliziotti di carabinieri i cui nostri figli caduti al servizio dello Stato con lo scopo preciso di protestare anche per la mancanza di tutele con cui questi nostri Tutori dell’Ordine si trovano a dover operare ogni giorno, Essi sono stati in questa occasione usati in maniera eccessiva (almeno sette furgoni) per reprimere pochi di noi, già vittime di questo Stato e debitori dello Stato, avendo già dato la vita dei nostri figli.

E questi Tutori dell’Ordine anche in questa occasione hanno svolto egregiamente il loro compito respingendo aspramente un nostro timido tentativo di superare quel “limite della vergogna” che noi liberi cittadini “padroni in casa nostra” non abbiamo potuto superare nemmeno di un centimetro (alla faccia dell’art. 16 e 21 Cost. Ital.), vanificando per tutte queste ragioni esposte, il viaggio dai nostri luoghi di residenza: Milano, Ferrara, Napoli, Taranto, Matera e da Roma stessa, viaggi fatti a nostre spese, con gravi disagi economici, di salute ecc.

Il maggiore disappunto è arrivato quando scopriamo che nonostante avessimo preannunciato allo stesso Capo dello Stato con lettera Raccomandata, e avessimo preannunciato per maggior sicurezza con una telefonata al Suo Addetto Militare questa nostra venuta a Roma presso la Sua residenza per consegnare questo vessillo già da essi oltraggiato; nessuno ha voluto ritirarlo in quanto nessuno aveva dato o ricevuto disposizioni in merito.

Ma scopriamo anche in quel momento che: come già fece il Suo illustre predecessore Vittorio Emmanuele III, Egli era fuggito alla volta di Napoli. Ci chiediamo: temeva forse questo confronto con noi o più semplicemente intendeva comportarsi anch’Egli da monarca?

A noi resta l’amarezza di sapere che in questo paese un semplice mortale come noi, un umile, un debole deve sempre subire l’arroganza dei più forti ben sapendo che i più forti sono spesso coloro che noi stessi eleggiamo nell’illusione di essere ben rappresentati.

anna e angelo garro:

genitori di un soldato tradito 2 - 10 - 100 - 1000 volte

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Posted in 2008 at Novembre 4th, 2008. No Comments.

COMITATO GENITORI DI MILITARI
VITTIME DEL DOVERE CADUTI IN SERVIZIO
Tel/Fax 02.7389527 Cell. 338.9351886
E-mail: cogemil.caduti@tiscali.it
Via Castel Morrone 5 - 20129 Milano
————-o-o-o-O-O–O—(_)—O–O-O-o-o-o————-
Milano, 28 luglio 2008 Raccomandata R.

Alla C. A. del Presidente del Consiglio dei Ministri
On. Silvio Berlusconi Fax 06.677.…

Al Ministro della Difesa
On. Ignazio La Russa Fax 06.486.…

Al Ministro dell’Economia e Finanze
On. Giulio Tremonti Fax 06.474.…

Al Pres. della Comm. Difesa della Camera
On. Edmondo Cirielli Fax 06.676.…

e p.c. Al Pres. Della Comm. Difesa del Senato
Sen. Gianpiero Carlo Cantoni Fax 06.670.…

Ai Familiari dei Militari Caduti in tempo di pace,
per garantire la pace.

On.li Signori,

Il Comitato Genitori di Militari vittime del dovere caduti in servizio in tempo di pace, si rivolge alle SS.LL. desideroso di porre rimedio ad una decennale questione sperequativa fra caduti nello stesso ambito delle Forze Armate, Fedeli Servitori dello Stato; questione che si trascina irrisolta ormai da molti anni. Una legge iniqua e discriminatoria (Legge 3 giugno 1981, N° 308) nata male e male tramandata fino ai giorni nostri nonostante nel corso degli anni attraverso varie “Proposte”, sia stata varie volte rimaneggiata nel tentativo di migliorarne i contenuti, ma nonostante gli innumerevoli tentativi e le richieste dei familiari di militari caduti in servizio per una riformulazione più corretta e più equa, essa, nonostante il parere favorevole espresso non solo a parole, non è mai approdata al giudizio dell’Aula per le opportune modifiche, e ciò nonostante l’ultima Proposta Unificata elaborata in Commissione Difesa abbia trovato l’approvazione sia della Maggioranza che dell’Opposizione e in collaborazione con le Associazioni e Comitati dei familiari dei caduti.

Ci riferiamo alla Proposta di Legge Unificata nata durante la XIV Legislatura dagli On.li Luigi Ramponi (Presidente della Commissione Difesa di AN) e Piero Ruzzante (Componente della medesima Commissione DS) denominata Proposta di Legge Unificata C.1649 e C.1752 Modifiche alla legge n° 308/81 “Norme in favore di militari di leva, volontari e di carriera infortunati o caduti durante il periodo di servizio” ed elaborata in collaborazione con i familiari dei caduti. Proposta di legge se pur approvata all’unanimità in sede di Commissione, mancò però la calendarizzazione e conseguente discussione in Aula a causa della fine della Legislatura.

Legge di modifica che se approvata, non riparerà certamente in alcun modo alla perdita di un congiunto: figlio, marito, padre ecc. ma almeno ne riconosca il valore di essere umano, e non solo come mera “carne da cannone”.
Proposta di legge risarcitoria che comprende oltre ai caduti in servizio militare di leva “obbligatoria” (leva ormai abolita) anche le migliaia di nostri soldati “volontari” che già operano nei Balcani, in Afganistan, in Iraq, in Libano; tutti luoghi dove la morte è in agguato dietro ogni angolo di strada e non sempre a causa di fucili, di mine o di uomini disperati, ma purtroppo sempre più spesso il vero nemico è l’U-238, meglio conosciuto come uranio impoverito e/o come da varie parti si sospetta a causa dei vaccini, cause che già molte morti hanno causato ai nostri connazionali in “missioni di pace”.
E tutto ciò come recita un detto sui nostri soldati: Forti in guerra e ignorati in pace!

Il Comitato Genitori di Militari caduti in tempo di pace, ancora una volta richiama l’attenzione delle Signorie Loro sull’annoso e antico problema che coinvolge e sconvolge innumerevoli famiglie di militari caduti in servizio e il mancato riconoscimento di sempre da parte dello Stato italiano ad un più adeguato risarcimento per una vita immolata per la Patria eliminando ogni discriminazione che oggi si è ulteriormente aggravata a seguito di una nuova sperequazione fra caduti del passato e nuovi caduti denominati: Vittime del Dovere.
A tale scopo; con la supervisione e il patrocinio del Presidente del Consiglio dei Ministri,

chiede:

al Ministro della Difesa On. La Russa, al Presidente della Commissione Difesa della Camera On. Cirielli, ed a tutti i componenti della stessa Commissione Difesa un’audizione pubblica urgente con all’ Ordine del Giorno: Risoluzione delle pendenti richieste con parificazione di trattamento risarcitorio mediante ulteriori emendamenti al:
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 7 luglio 2006 n. 243
Regolamento concernente termini e modalità di corresponsione delle provvidenze alle vittime del dovere ed ai soggetti equiparati, ai fini della progressiva estensione dei benefici già previsti in favore delle vittime della criminalità e del terrorismo, a norma dell’articolo 1, comma 565, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 e successive modifiche (così come già avvenuto per alcuni casi di “vittime” non riconosciute di uranio impoverito); e ciò in considerazione al fatto che Esse sono tutte Vittime del Dovere cadute in tempo di pace per garantire la pace, in Italia e all’Estero.

Nonché la compilazione degli elenchi dei caduti in servizio e gli elenchi degli “aventi diritto” ai risarcimenti medesimi. E’ ovvio che per “aventi diritto” si intende tra familiari viventi.

Il Comitato Genitori di Militari Caduti in Servizio in tempo di pace, nel sollecitare ancora una volta il Presidente del Consiglio On. Berlusconi, il Ministro della Difesa On. La Russa, il Ministro dell’Economia e Finanze On. Tremonti, nonché i Presidenti delle Commissioni Difesa della Camera On. Cirielli, e del Senato Sen. Cantoni, chiede di riprendere in esame la suddetta proposta di legge per giungere ad una positiva e definitiva approvazione della stessa.
Grati per l’attenzione prestataci e restando in attesa di un sollecito riscontro a questa nostra richiesta, inviamo i migliori saluti.
Con osservanza.

x il Comitato: Anna Cremona e Angelo Garro

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