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Uranio: morto parà Marica, primo risarcito

10 Marzo 2009, 23:47

ROMA - Era stato il primo in Italia ad ottenere da un tribunale un risarcimento di oltre mezzo milione di euro: è morto oggi Giambattista Marica, ex militare malato di tumore, forse perché contaminato dall’uranio impoverito. Lo ha annunciato Falco Accame, presidente dell’Anavafaf, associazione che da anni segue queste vicende. L’ex parà era ricoverato da circa un mese nell’ospedale Santa Chiara di Pisa: Marica si era ammalato di linfoma di Hodgkin dopo la missione in Somalia dove era stato per 8 mesi tra il ‘92 e il ‘93. (Agr)

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Posted in Uranio at Marzo 14th, 2009. 1 Comment.
Onore ai militari italiani caduti in missione PDF Stampa E-mail
29 gennaio 2009
Imagedi Nicola Facciolini
Occorre riconoscere la Medaglia d’oro al valore militare a quanti, indossando una divisa, hanno sacrificato la propria vita per la Patria e per la Pace, siano essi caduti a Nassirya siano essi caduti perché contaminati da uranio impoverito nelle missioni in Bosnia, Kosovo o Iraq siano essi caduti in qualsiasi altro teatro operativo del mondo. Questi nostri militari e le loro famiglie incarnano in loro l’alto valore della Patria e della Pace: sono un esempio di coraggio, abnegazione e solidarietà. La Medaglia d’oro al valor militare ai questi nostri caduti trova anche fondamento nella sofferenza che i nostri reduci hanno patito con le loro coraggiose famiglie. Siamo convinti che il Parlamento saprà stare più vicino alle famiglie dei tanti militari caduti e feriti per la libertà e la pacificazione dei popoli, chiaramente predisponendo tutti quegli strumenti utili affinché simili tragedie non abbiano mai più a ripetersi. I nostri militari meritano mezzi, strumenti e sistemi di sicurezza sul teatro operativo, di natura attiva e passiva, degni dell’Alleanza Atlantica (Nato) alla quale apparteniamo, degni, tra pari, dell’amicizia e dell’alleanza con gli Stati Uniti d’America e delle conoscenze scientifiche e tecnologiche in nostro possesso nel XXI° Secolo.
La vicinanza del Governo ai familiari dei militari colpiti da patologie dovute all’esposizione all’uranio impoverito, deve materializzarsi necessariamente sia nella giusta e pronta elargizione economica dovuta alle vittime del dovere sia nella divulgazione, attraverso mirate campagne ed iniziative culturali e sociali sul territorio, della drammatica realtà vissuta da questi nostri militari sul teatro operativo e, da reduci, in Italia. La loro memoria ci appartiene.
Il silenzio della politica non è contemplato, non può essere giustificato. Gli Italiani hanno il diritto di sapere “come” offrono i loro figli alla Patria. E questa non è retorica ma un’iniziativa politica concreta, mirata e seria, di vicinanza al dramma che colpisce, ancora oggi, alcuni nostri reduci. Non dimentichiamo, infatti, che i militari ammalatisi o deceduti a causa dell’uranio impoverito utilizzato nelle missioni in Bosnia, Kosovo o Iraq, invocano giustizia e verità. Sul numero delle vittime l’incertezza è ancora totale. Per questo auspichiamo la istituzione di una nuova specifica Commissione Parlamentare d’Inchiesta, per questo la giornata del 12 novembre diventi in forma stabile una giornata per ricordare tutti i Caduti per la Pace. Quello che ci chiedono i famigliari è di non dimenticare il sacrificio dei loro congiunti, il loro modo di servire la Patria: crediamo sia una bella occasione per dare agli Italiani la consapevolezza di quanto profondo sia il legame tra i valori delle Forze Armate e della Pace.
Il ricordo dei nostri giovani eroi e figli valorosi dell’Italia sarà sempre vivo in ciascuno di noi come un dolore condiviso ma anche intimo e personale. L’Italia non ha dimenticato e non dimenticherà mai i suoi martiri per la Pace. Questi tragici eventi possano rappresentare un momento storico di passaggio verso la piena consapevolezza e la ripresa del sentimento nazionale oltre che del rinsaldato legame tra il popolo e le Forze Armate.
La Città di Teramo può offrire il suo contributo, tornando ad ospitare gli Alpini che i Teramani hanno sempre avuto nel cuore, visto e considerato il piano strategico Nato di rafforzamento della difesa nel settore mediterraneo.http://www.abruzzoliberale.it/index.php?option=com_content&task=view&id=5885&Itemid=34

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Posted in 2009, Rassegna stampa, Uranio at Gennaio 29th, 2009. No Comments.

http://www.corriere.it/ 12/01/2009

il consulente tecnico ha affermato l’esistenza di un nesso di causalità

Uranio impoverito, governo condannato
a pagare risarcimento di mezzo milione

Sentenza di un tribunale di Firenze a favore di un ex militare malato di tumore dopo una missione in Somalia

- Maxi risarcimento per un ex militare italiano malato di tumore per presunta contaminazione da uranio impoverito: lo ha deciso il tribunale di Firenze che ha condannato il ministero della Difesa a un risarcimento di oltre mezzo milione di euro, per la precisione 545.061, nei confronti di Gianbattista Marica, ammalatosi di tumore durante la missione ‘Ibis’ in Somalia, dove era stato per otto mesi, dal dicembre 1992 al luglio ‘93, come paracadutista di leva.

NESSO DI CAUSALITÀ - La sentenza è stata diffusa da Falco Accame, presidente dell’Anavafaf, un’associazione che assiste le vittime arruolate nelle Forze armate, cui lo stesso Marica si era rivolto nel 2001 per rendere pubblico il suo caso. Nel provvedimento giudiziario, datato 17 dicembre 2008, viene riportato il parere di un consulente tecnico che afferma l’esistenza di un nesso di causalità tra il Linfoma di Hodgkin (la malattia riportata dal militare, ora in fase di «remissione definitiva») e l’esposizione all’uranio impoverito. Ad avviso dell’esperto designato dal tribunale, le conclusioni dell’indagine scientifica compiuta dalla Commissione Mandelli, secondo cui tale nesso non può essere accertato, «sono destituite di fondamento per l’erronea procedura di ricerca utilizzata». Il tribunale ha dunque condannato il ministero della Difesa per non aver disposto l’adozione di adeguate misure protettive per i partecipanti alla missione in Somalia, nonostante fosse «sotto gli occhi dell’opinione pubblica internazionale - si legge nella sentenza - la pericolosità specifica di quel teatro di guerra, sotto il profilo eziopatogenetico che qui interessa, e nonostante l’adozione da parte di altri contingenti di misure di prevenzione particolari». Secondo i giudici, «al di là delle raccomandazioni che erano o dovevano essere note al ministero, il fatto che ai militari americani fosse imposta l’adozione di particolari protezioni, anche in mancanza di ulteriori conoscenze, doveva allertare le autorità italiane».

CAUTELE IGNORATE - C’è stato dunque «un atteggiamento non ispirato ai principi di cautela e responsabilità da parte del ministero della Difesa, consistito nell’aver ignorato le informazioni in suo possesso, già da lungo tempo, circa la presenza di uranio impoverito nelle aree interessate dalla missione e i pericoli per la salute dei soldati collegati all’utilizzo di tale metallo; nel non aver impiegato tutte le misure necessarie per tutelare la salute dei propri militari e nell’aver ignorato le cautele adottate da altri Paesi impegnati nella stessa missione, nonostante l’adozione di tali misure di prevenzione fosse stata più volte segnalata dai militari italiani». «Marica denunciò subito il fatto che i militari Usa in Somalia, anche a 40 gradi all’ombra, operavano con tute, maschere, guanti e occhiali, mentre i soldati italiani erano in calzoncini corti e canottiera» afferma Accame, che parla di sentenza storica e ricorda che «i reparti italiani non seppero del pericolo che il 22 novembre 1999, quando apparvero le norme di protezione destinate ai militari nei Balcani». Sul numero delle vittime, sottolinea Accame, l’incertezza è ancora totale: si oscilla, a seconda delle rilevazioni, tra i 77 e i 160 morti, e tra i 312 e i 2.500 malati.

12 gennaio 2009

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Posted in Rassegna stampa, Uranio at Gennaio 13th, 2009. 3 Comments.